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EUROPA, DI NOTTE
Fermo sulla cinta della Terra, il custode si alza.
Ha un fuoco nelle mani, richiama gente. Ricordi?
come faceva il porto con le strade bianche.
Gli alberi sono bandiere. I sogni, foglie del suo regno.
Stringe l’orizzonte del giorno, è un gran cerimoniere
un odore di deserto annuncia il sabato alle porte
e all’improvviso c’è molto di noi in tutto questo.
L’affarista impaziente accelera clessidre, polvere a volo
di rondine, fiumi di terra e latte. La paura e le forze crescono
fino a farci volare, lasciandoci vivi. Siamo vivi?
C’è chi dorme per non morire, chi si risveglia con l’ansia
nelle mani. Il padrone di casa non trova le chiavi.
Quanti di noi, dentro contorni simili?
Una donna malinconica viene spinta in metropolitana,
incontra qualcuno ed è finalmente il terzo giorno. Piange.
Ha visto uomini rigidi di fame, oltre il cortile della chiesa,
oltre le mura.
Così la pioggia può risparmiare ponti e vestiti
perché si posa su di lei, acquitrino di colpe.
Madrid si stringe ai tori sacrificali, Leopoli ai suoi poeti,
Barcellona al profeta delle linee tonde e dei profili storti.
I poveri bevono e si mettono le scarpe, dettano regole
immortali e verità scandite. Sempre loro, per primi.
L’oceano si scioglie, il cielo ricopre il prato e gli uomini
sono fiori con perle negli occhi. Tutto è compiuto ed è perduto
quando le cortine si spalancano, la voce del buongiorno
arriva scura. Improvvisa, la mattina.
In fretta i sassi nascondono ogni forma e un soffio di luce li blocca.
Il custode è nel sacco. I poveri restituiscono le scarpe,
ci siamo noi in tutto questo.
Traffico, appuntamenti. La notte porta via le dichiarazioni.
Il giorno è quieto nella luce reale, tornano i colori pietosi.
Li seguono il caffè del mattino e un po’ di buona educazione.
Bollettino FuoriCasa.Poesia 07/2006
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